Tre sequenze per voce sola, Galleria Raffaella Cortese, Milano

Francesco Arena
Tre sequenze per voce sola

Galleria Raffaella Cortese, spazi via Stradella 7,1,4

Tre opere una per spazio, tre racconti ognuno narrato da una voce sola. Tre opere dove narrazione, tempo e spazio si fondono. Il titolo è preso in prestito da una composizione per voce sola di Luciano Berio. Le tre sequenze di Berio non raccontano alcun evento di fiction, sono vocalizzi, sono la realtà della voce della cantante e quello che la voce riesce a fare ed esprimere senza dover inventare alcuna narrazione. Le tre opere che compongono la mostra sono tre racconti non fiction, sono reali. In un lavoro la presenza fisica del narratore rende il suo racconto variabile a seconda del momento. In un altro si ha la registrazione della voce del protagonista fissata per sempre in una sequenza temporale e chilometrica. Nel terzo la voce non la sentiamo in quanto inascoltabile perché è quella di un morto che non ha possibilità di essere udito se non attraverso la verità della narrazione del proprio trapasso che ha trasformato la sua personale vicenda umana in un sentimento condiviso.

Civico 4

Linea finita (orizzonte Gianluigi)
Nastro Magnetico, registratore, voce; durata 6 ore 46 minuti e 8 secondi, lunghezza nastro 4.630 metri

Linea finita è una scultura sonora. È una scultura sotto forma di nastro magnetico su cui è incisa una traccia audio. Esiste una formula geometrica per calcolare la distanza tra l’osservatore e l’orizzonte che sta osservando. Conoscendo l’altezza degli occhi di chi guarda rispetto al suolo è possibile calcolare la distanza tra l’osservatore e l’orizzonte:
Ignorando l'effetto della rifrazione atmosferica, la distanza dell'orizzonte per un osservatore sulla superficie terrestre è
    
d ≈ 112.9 h , {\displaystyle d\approx 112.9{\sqrt {h}}\,,} dove h è l'altezza sul livello del mare in chilometri.
Per una persona che ha l’altezza degli occhi rispetto al suolo a 1,70 m, l'orizzonte è a una distanza di 4,7 km.
La scultura consiste in una bobina di nastro magnetico per registrazioni audio lunga quanto la distanza tra l’osservatore e il suo orizzonte. Il punto di osservazione della persona ritratta, Gianluigi, è a 168 cm di altezza quindi si ha una bobina di 4.630 metri. Questa è stata a disposizione dell’osservatore per incidere la sua storia. Considerando una velocità di registrazione media Gianluigi ha avuto a disposizione un tempo di circa 6 ore 46 minuti e 8 secondi di registrazione audio.
Le bobine in commercio raggiungono al massimo una lunghezza di 1.100 metri. Per la scultura è stata realizzata una bobina su misura, andando a modificare anche l’impianto di registrazione e di ascolto.

Civico 7
Angolo Scontento (Hommage à la mort di Sigmund Freud)
Rame, persona nata nel 1939

Una fascia di rame lunga 19 metri, spessa 3 centimetri e alta 70 centimetri è tagliata e montata in modo da formare un angolo. La scultura è sospesa a 70 centimetri dal suolo. Il suo esterno è opaco mentre l’interno è lucidato a specchio.  Qui vi è una sedia su cui è seduto un uomo o una donna di 80 anni nato/a nel 1939, anno della morte di Sigmund Freud, l’uomo che ascoltando la vita degli altri ha cercato di capirne i meccanismi segreti che regolano i nostri stati d’animo.
Quando qualcuno si avvicina alla scultura il performer inizia a parlare dicendo il suo nome, quando è nato e raccontando liberamente della sua vita. L’opera è la concretizzazione della distanza temporale tra un’azione definitiva, la morte di Freud, e l’oggi. L’idea di anniversario di celebrazione di una morte è analizzata attraverso il suo contrario: una vita, quella del performer, che è iniziata quando Freud è morto. La scultura è destinata a cambiare nel tempo perché ad ogni anno che passa l’età del performer ospitato nell’angolo aumenterà, così come aumenta la distanza tra il presente e la morte di Freud. Dopo anni l’opera non potrà più essere abitata.

Civico 4
Marmo con 3274 giorni
Marmo, fogli di agende; cm 107x55x55

Una scheggia di marmo è scavata in modo da ospitare 1637 fogli di agende corrispondenti ai 3274 giorni che vanno dal 23 ottobre 2009 al 10 ottobre 2018. I fogli sono staccati dalle copertine in modo che all’interno del marmo siano presenti solo i giorni in questione senza aggiunte. Le 10 agende degli anni che vanno dal 2009 al 2018 sono di dimensioni differenti così come sono stati trovate sul mercato dell’usato. La data da cui iniziano i fogli è il 23 ottobre 2009, cioè il giorno successivo alla morte di Stefano Cucchi presso l’ospedale Sandro Pertini di Roma. È anche il giorno della divulgazione sui mezzi di informazione italiani del decesso del geometra romano che era stato fermato una settimana prima dai carabinieri di Roma. I giorni delle agende terminano al 10 ottobre 2018 giorno nel quale, in un’aula di Tribunale, uno dei carabinieri presenti al fermo di Cucchi ha confermato le percosse subite dal geometra romano durante il suo fermo. Per 3274 giorni sono state negate dall’Arma dei Carabinieri e da buona parte del mondo politico italiano nonostante fossero evidenti sin dal primo giorno in quanto impresse sul corpo di Stefano Cucchi.